Del Neri, sedotto e abbandonato«Devo aver dato fastidio ai "senatori", così me l’hanno fatta pagare» E Pinto da Costa, alle 2 di notte, gli ha detto: «Lei non fa più per noi»Hanno tirato fuori la storia dei due giorni di permesso... L’aereo era in ritardo, non posso sentirmi in colpa Ma questo non c’entra, quando sarà il momento racconterò io tutta la verità. Adesso, che parlino pure...
Il tecnico amareggiato: «Troppe assenze? No, qualcuno ha giocato "sporco"»
« Hai letto la motivazione? ». Gigi Del Neri fa le domande. « Ciò, ma etò visto? ». Già, « troppe assenze, troppi permessi ingiustificati » recita il primo comunicato, ridicolo e patetico, firmato dal Porto. « Ma pensa te se può reggere una cosa come questa. Io, proprio io che m’incazzavo di brutto se Marazzina tardava due minuti... Io, troppi permessi? Ma che colpa ne ho se l’aereo che doveva arrivare venerdì, era in ritardo? Mi son fatto sette ore in giro per aeroporti e loro mi dicono che me la prendo comoda? Via, siamo seri... ». Si capisce senza essere a Oporto che la questione è un’altra. « M’hanno fatto fuori » riprende Del Neri. Perché? Uno va a vedere i numeri e non capisce: 2 mesi di lavoro, 6 amichevoli, 4 vittorie, un pareggio, una sconfitta. Tra l’altro, battuto pure il Liverpool, che non è una squadretta. « Ma la critica non è mai stata a mio favore » spiega Del Neri. Altra battuta: « La prensa, sì, la stampa, come si dice là, ha sempre storto il naso... ». Dice la prensa e sorride. Anche la lingua non l’ha aiutato. « No, neppure quella, sia chiaro. Ti trovi là, devi farti capire, far capire il tuo calcio, le cose in cui credi, i tuoi pensieri e c’è sempre qualcuno che te li devi tradurre. Non è facile, anzi, è ancora più difficile... ». La prensa , come dice lui con un misto d’ironia e amarezza, non gliel’ha perdonata. « Ma chi è questo che vuole venire a cambiare il Porto che vince? Ma chi si crede di essere? ». Il resto l’han fatto, ovvio, i giocatori. Lui non fa nomi, ma il capitano, Jorge Costa, ha guidato la ribellione. « Non so chi sia stato, so che è successo » fa capire. Lui sapeva che i Moro e i D’Anna, i D’Angelo e i Lanna non si trovano dappertutto, ma non pensava certo a una storia così. Jorge Costa e gli altri, lo spogliatoio gli si è rivoltato contro. « Non ho stravolto il loro modo di essere, né di giocare. È chiaro, cercavo di portare un calcio più aggressivo, un po’ diverso dal loro. Il Portogallo gioca alla sua maniera, si trattava di avere pazienza, di impegnarsi. Di crederci ». Non gli hanno dato il tempo. La prensa ha cominciato a criticare, i giocatori pure, i due giorni di permesso gli sono stati fatali. Jorge Costa ha parlato al presidente: « Non possiamo più andare avanti così » ha detto il capitano. Paura, anche quella, certo. Perchè Jorge Costa deve aver capito che anche per lui tirava brutta aria. Perché questo Del Neri « è uno che non guarda in faccia nessuno », gli devono aver detto. Lui, il capitano dei campioni d’Europa, costretto a correre e soffrire come un ragazzino. Ma che calcio è mai questo? « Già, che calcio è mai questo? » si chiede Del Neri. « No, non sono stato presuntuoso, non ho preteso molto, ho soltanto cercato di far capire il mio modo di essere e di pensare ». Gli hanno detto «... in quella maniera non avremmo mai vinto niente ». Gli hanno detto persino «... lei pensa troppo alla difesa ». Già, a lui, quello che s’era presentato parlando di 4-2-4, né più né meno quello che aveva detto al Chievo, in un’estate più anonima, quattro anni fa. E chissà quante altre ne stanno dicendo. Pinto da Costa, ad esempio. Il gran cerimoniere, il presidente, sempre lui, non gli deve aver mai perdonato l’ostracismo a Carlos Alberto e Diego, le stelle brasiliane. « Ma come, deve aver pensato, come si permette di fare di testa sua? Il presidente sono io... ». Chissà quante volte a Del Neri sarà tornato in mente uno come Campedelli, in questi due mesi... Pinto da Costa dev’essere uno che ti sorride davanti e poi ti colpisce alle spalle. « Adesso parla lui, quando sarà il momento parlerò anch’io... Racconterò anch’io tutta la verità... ». Poi un pensiero da amico. « Intanto grazie della telefonata... Perché ’ste cose rompono le palle, questo sia chiaro, eh... ». Ne ha passate di peggio, passerà anche questa. Gli servirà di sicuro, come gli era servita quella volta ad Empoli. Per adesso, una cosa ha capito di certo. Come dice lui, con l’ultima battuta ché sennò non sarebbe Del Neri, un misto di dialetto, spagnolo, portoghese, « todo el mundo es pais ». Tutto il mondo è paese, appunto. Non è né dialetto, né spagnolo, né portoghese, ma todo el mundo ha capito... di Raffaele Tomelleri Lui è fatto così. Ha trovato il tempo pure per una battuta. Confondendo magari dialetto veneto, portoghese e latino. «Come se dise, quoque tu Pinto da Costa...». Come si dice, pugnalato alle spalle. «Sì, è così...». Gigi Del Neri ha poca voglia di parlare, ma le parole gli scappano via, «... perché non puoi accettare una cosa come questa». Una delusione infinita. L’hanno sedotto e abbandonato, usato e gettato, senza neanche dargli il tempo di capire. «No, ho capito anche troppo...» sospira. Ha dormito poco e pensato tanto. La notte era cominciata male e finita peggio. Venerdì notte l’arrivo a Oporto, «... saranno state le 2 italiane» dice. Lo sequestrano, lo portano in sede, «c’è una riunione tecnica», gli dicono. Come quando vanno ad arrestare un ricercato e non gli lasciano neanche il tempo di prendere il pigiama. Lui va, si trova davanti al plotone d’esecuzione. E Nuno Pinto da Costa, proprio quello che due mesi fa diceva «... è l’uomo giusto per noi» tra sorrisi finti e complimenti falsi, ha ordinato di premere il grilletto. «Non è più l’allenatore del Porto». Hai capito come gira? Alla faccia...